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In ricordo di Licia Cossetto, instancabile testimone delle atrocità che dovettero subire gli istriani

Licia era sorella di Norma Cossetto, medaglia d’oro al valor civile, trucidata in Istria dai partigiani comunisti di Tito: a lei è dedicata una piazza a Fossano


Com’è noto proprio una settimana fa è improvvisamente scomparsa LICIA COSSETTO, 90 anni sorella di NORMA – medaglia d’oro al valor civile, trucidata in Istria dai partigiani comunisti di Tito – proprio mentre da Ghemme si recava a Trieste per ricordare i Martiri delle Foibe e il settantesimo anniversario della tragica morte di sua sorella, uccisa proprio il 5 ottobre 1943, esattamente 70 anni fa. Il sindaco di Ghemme ha indetto una giornata di lutto cittadino. Protagonista instancabile di incontri e conferenze per trasmettere la memoria della strage delle foibe, Licia Cossetto ricevette nel 2005 la medaglia d’oro al valor civile per la sorella Norma dalle mani del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Nel settembre 1997 era rimasta vedova del ghemmese capitano dell’aeronautica Guido Tarantola. Lascia la figlia Norma e tre nipoti.                                   
Scompare con Lei una testimone importante e scomoda di fatti ormai persi nel tempo, ma che non saranno dimenticati da quei pochi che ancora ricordano ed onorano il sacrificio degli italiani di quelle terre. Licia Cossetto era venuta a Fossano nel 2011 in occasione dell’intitolazione della piazza a sua sorella Norma ed ho avuto il piacere e l’onore di averla ospite a casa mia. Licia era una persona anziana distinta, lucida, attenta. In ogni momento il suo pensiero correva alla sua terra di origine, l’Istria, dove visse gli anni della sua giovinezza. Si era sposata prima della fine della guerra con un ufficiale dell'aeronautica ed è a lungo poi vissuta a Novara e successivamente all’estero stabilendosi infine a Ghemme, dopo aver terminato la sua lunga carriere come  insegnante. Ormai quasi novantenne non aveva peli sulla lingua nel raccontare i fatti di quegli anni che portarono all’uccisione di suo padre e di sua sorella Norma e che hanno lasciato tracce indelebili nella sua esistenza, così come per decine di migliaia di italiani che furono obbligati con la forza a lasciare ogni loro bene, e  lo ha fatto con molta precisione e pacatezza, catalizzando l’attenzione dell’uditorio in occasione dell’incontro al Castello d’Acaja - con gli allievi e le allieve delle scuole superiori fossanesi ed i loro insegnanti - svoltosi prima della cerimonia d’intitolazione, alla presenza del sindaco e delle autorità cittadine: «Ho insegnato per 42 anni e mai in un libro di testo una riga sulle nostre disgrazie. Ora finalmente si rende giustizia a un popolo dimenticato - così aveva detto - Ho perso otto persone della mia famiglia in quella tragedia. Poi ho dovuto subire l’umiliazione dell’oblio». Era molto commossa mentre scopriva la targa con il nome della sorella Licia e, pur non essendo la prima volta che presenziava ad un evento analogo (molte città d’Italia hanno intitolato luoghi pubblici a Norma Cossetto), ogni volta per lei era una grande emozione. Ha vissuto la sua vita come fedeltà ad una missione, quella di far conoscere al mondo la storia negata di quelle terre e di quel popolo con la memoria della sorella barbaramente uccisa. E’ stato bello e gratificante averla conosciuta e aver goduto della sua stima e della sua amicizia. Persone come lei e vite come la sua siano di esempio per tutti noi.


Anna Mantini