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Il pensiero di Anna Mantini sulla Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne.

Anche quest’anno, in occasione del 25 novembre (Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne) torno ad interrogarmi sul significato di questa giornata, sul ruolo degli organismi di parità, sull’efficacia della loro azione, sui risultati ottenuti e su quelli ancora da raggiungere e mi rendo conto che, malgrado molto sia stato fatto, resta ancora molta strada da percorrere. In ambito legislativo, dove pur potendo fare affidamento su norme avanzate, abbiamo ancora lacune da colmare soprattutto per quanto riguarda l’allontanamento della persona violenta che richiede ancora tempi troppo lunghi, per quanto riguarda il sostegno agli orfani delle vittime che spesso hanno assistito all’uccisione della madre; in ambito culturale e politico, nei quali predomina ancora, dura a morire, una cultura patriarcale e maschilista: le donne contano poco, soprattutto perché sono poche nei luoghi dove si decide e dove si fa opinione: solo il 5% di donne viene ascoltato sul suo punto di vista nelle indagini statistiche televisive, e spesso manca in loro - e nella società in generale - la percezione della violenza e delle discriminazioni subite.

Maltrattamenti, molestie, violenze sessuali sono caratterizzati da un numero alto e imprecisato, soprattutto quelli consumati all’interno delle pareti domestiche che, come sappiamo, costituiscono l’aspetto numericamente più rilevante e insieme quello che emerge con maggiore difficoltà. Quanto conta, dunque, rispetto al formarsi della percezione di insicurezza diffusa, tutto questo? Il problema della violenza di genere riguarda, in prima istanza, quello dell’emersione: è la prima causa di morte delle donne fra i 14 e i 60 anni in tutto il mondo, ma continua a non essere denunciata.

Il Ministero dell’Interno non monìtora il fenomeno, non ha un osservatorio sulla violenza (l’assessora Ballario di Fossano da oltre un anno, dietro mia sollecitazione, ha chiesto i dati alla Prefettura, dati che non vengono forniti perché non ci sono) e questo fa perdere ogni credibilità del Governo e il disinteresse di quest’ultimo è dimostrato dal fatto che non c’è più neppure il Ministro alle Pari Opportunità.

La violenza sulle donne è riconosciuta dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti umani fondamentali, ma continua a rimanere un dramma oscuro consumato nel silenzio del proprio vissuto individuale. Occorre rompere questo silenzio e denunciare con forza la realtà quotidiana che tante donne vivono, una violenza quasi invisibile che fa talmente parte delle dinamiche della società da risultare quasi una drammatica “consuetudine”. Il discorso sulla violenza di genere è un argomento per club di signore, è un discorso penoso e c’è una distrazione di massa. Per questo c’è bisogno di intervenire, perché si cambino le leggi ma anche il senso comune, mettendo in discussione il punto di vista e l’identità maschile per come li conosciamo. Tutte le cifre e le statistiche testimoniano un’emergenza drammatica. Emergenza culturale, prima di tutto.

Bisogna investire sull’educazione scolastica e parlare nelle scuole di bullismo e di cyberbullismo.

Nel mondo è in gioco l’universalità dei diritti umani. E le donne, centinaia di milioni di donne, sono l’obiettivo di una terribile “guerra sparpagliata” contro la loro autonomia e la loro dignità. La tragedia che noi tutte viviamo è che le donne continuano a soffrire in nome di un antico dominio maschile e insieme di vecchi e nuovi fondamentalismi. E a morire di una vera e propria “strage delle innocenti”. Serve oggi un’azione mirata su più livelli: la prevenzione, l’assistenza, la tutela delle vittime e, naturalmente, il rispetto della legalità, la celerità dei processi e la certezza della pena. Serve anche un vasto movimento delle coscienze che reagisca e non si rassegni. Il cammino è lungo e incontreremo molti ostacoli. Ma è la via da seguire. Estirpare il seme della violenza di genere e di ogni forma di razzismo è la leva di un nuovo civismo e da parte delle Istituzioni non ci si limiti a commemorare!

 

Anna Mantini - Componente Consulta Femminile Regionale.

 

(Targatocn.it 28 novembre 2015).