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Pensando alla vicenda Michelin

Pensando alla vicenda Michelin, qualunque definizione si intenda dare alla stessa rischia di suonare come uno spartito già ascoltato più volte fino a risuonare quasi involontariamente beffardo verso i destini delle famiglie fossanesi e cuneesi direttamente coinvolte e della miriade di piccole aziende dell’indotto. Siamo concordi pertanto sulla necessità di non strumentalizzare politicamente la vicenda, ma allo stesso tempo non possiamo esimerci dal rimarcare  una serie di punti di distinzione, necessari a evitare assunzioni di responsabilità sempre in capo a “qualcun altro”. L’unanimità nella solidarietà non deve diventare unanimismo nella non responsabilità dei fenomeni: inevitabile un riferimento al Governo nazionale, il cui Premier, tra un cinguettio e un post, tra un volo di Stato e un altro, trovi il tempo per andare agli eventi sportivi ma non lo trovi per scrivere delle reali condizioni, drammatiche, dell’occupazione in Italia e della vicenda in questione. Di fronte a una emergenza simile, che vede Fossano accollarsi a livello europeo la parte più dolorosa del piano di ridimensionamento occupazionale del Gruppo francese, Premier e Ministro dell’industria dovrebbero essere già qui, e annunciare le contromosse da assumere. Chiaro che pesi anche la decisione del Governo del Pd, in sede di composizione della Commissione Ue di Junker, di avere rinunciato a designare un Commissario sui temi economici e industriali, a favore di una inesistente Delegata agli Esteri. Cosicchè ci ritroviamo ora presi d’assalto dall’emergenza occupazionale e da quella immigratoria. Un en plein di cui avremmo fatto tutti a meno. La nostra chiara unanimità istituzionale non sarà mai un piatto unanimismo con altre forze politiche che a Fossano sfilano con i lavoratori e a Torino e Roma si appiattiscono su politiche che alimentano questa stessa crisi.

Fossano 2020 dicembre 2015