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Dimar Fossano: 400 domande per 50 posti

Cresce il numero di siti produttivi, a rischio dismissione a Fossano e nel Fossanese. E’ notizia recentissima, apparsa su un giornale on line, che il numero di coloro che hanno fatto domanda di assunzione nell’insediamento commerciale Dimar, di prospettata apertura a inizio 2016 in zona Foro Boario, è pari a 400, in pratica l’attuale livello occupazionale di uno stabilimento come la Michelin di Cussanio, quando già è cosa nota che in realtà distributive come quella in questione gli avviamenti lavorativi per ciascuna filiale non superano le 40 o 50 unità e prevedono comunque inserimenti tesi a utilizzare al massimo gli incentivi estemporanei del Jobs Act. Storicamente, nel nostro territorio, su ogni tre siti produttivi a rischio di chiusura solo uno torna in attività, occupato magari da un settore innovativo come capitato nell’ex Bottonificio dove opera da alcuni anni una rinnovata industria specializzata in macchinari altamente tecnologici e in grado di reggere il mercato globale, ma spesso questa rimane una eccezione isolata e rimessa al più alla buona volontà e alla caparbietà del singolo imprenditore. Ora Cussanio è attesa da due incognite: come rilanciare il sito a oggi e fino al 2017 della Michelin e che cosa attende l’impianto di teleriscaldamento che anni or sono l’amministrazione comunale, sempre di centrosinistra, aveva indicato come precondizione per il mantenimento delle attività della multinazionale francese. Se da una parte non possiamo che prendere felicemente atto delle rassicurazioni provenuta dal gruppo Egea e relative all’invarianza delle condizioni tariffarie praticate alle utenze cittadine e aziendali fossanesi ritengo che fin da ora ci si debba mobilitare, sul piano politico istituzionale, per dare seguito pratico agli impegni a oggi retorici di Governo e Regione a rivitalizzare industrialmente l’area di Cussanio. Nella ipotesi più nefasta di una conferma finale dei piani di Michelin, bisogna infatti puntare a nostro parere sulle vocazioni che ogni caso permarranno nei settori della green economy e delle energie rinnovabili, immaginando fin da ora una possibile alternativa di impresa o di distretto di imprese in tal senso che non colga le istituzioni di governo nuovamente impreparate al peggio nel 2017. Va anche detto che il Governo nazionale e regionale stanno facendo poco o nulla per creare un clima di fiducia negli investitori, pertanto il Comune deve mettere in pista tutti gli strumenti di cui dispone per accogliere opportunità produttive in grado di subentrare alle crisi odierne.

La Piazza Grande 22 dicembre 2015