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Il Comune tassa, lo Stato incassa

Federalismo sull'altare del Governo tecnico? In 400 a Fossano hanno fatto capire di non essere d'accordo a una manovra economica che riporta l'Italia indietro di 20 anni, quando fu introdotta per la prima volta l'Ici con una formula per cui il Comune tassava e lo Stato incassava.  E oggi con l'Imu sarà lo stesso. "Uno sconcio - tagliano corto Anna Mantini e Gianna Gancia, capogruppo comunale leghista e presidente della Provincia - Se prima ogni manovra economica era perfettibile ma, seppure con gradualità, portava nella giusta direzione di un federalismo responsabile, oggi siamo alla negazione di quanto fatto finora. Dobbiamo arrabbiarci, ma sul serio".  Arrabbiarsi a partire dalla nuova super-Ici: "La rivalutaizone degli estimi catastali - ha spiegato in proposito Maurizio Delfino, già assessore al Bilancio della Giunta Gancia ed esperto della materia - amplia la base imponibile dell'Imu ma lascia ai Comuni il gettito storico della vacchia Ici, trasferendo allo Stato il surplus fiscale. In pratica, si tratta di una negazione del federalismo. "Un meccanismo perverso - ha rimarcato il senatore Michelino Davico, già sottosegretario di Roberto Maroni con delega agli enti locali - che torna a premiare le Amministraizoni territoriali meno virtuose e punisce che si era viceversa impegnato a non gravare con aliquote eccessive sui propri concittadini. Un circolo vizioso che, con grande fatica, avevamo cercato di spezzare stabilendo il criterio dei costi standard in modo da combattere dislivelli inaccettabili, tra una zona geografice e l'altra, sul piano delle spese sostenute dall'Ente pubblico nello stesso settore di intervento". Nessuno di noi è attaccato alla poltrona - hanno rincarato Gancia e Mantini - anzi la Provincia di Cuneo è stata la prima a farsi carico del sacrifici imposti dalle manovre del passato Governo Berlusconi, mantenendo un carico fiscale di competenza che è il più basso del Piemonte e riducendo fortemente la spesa corrente senza intaccare i servizi, con politiche di abbattimento del debito e cessione delle partecipazioni azionarie non strategiche. Se tutti gli Enti locali avessero agito come noi, il contributo complessivo al risanamento del bilancio statale sarebbe stato tale da non rendere necessarie ulteriori manovre di aggiustamento dei conti pubblici, realizzando le premesse di un federalizmo responsabile alternatico al localismo piagnone tipico della sinistra che adesso è tornata surrettiziamente al governo". Dura la critica al Governo tecnico. "Monti - hanno spiegato la presidente Gianna Gancia e l'assessore Anna Mantini - ha travalicato le propie cometenze, con un tentativo maldestro e arbitrario di cancellare Governi locali democraticamente eletti e di trasferire ad altri livelli di governo funzioni e costi che non possono essere azzerati assieme alle Privincie. Su un debito pubblico di oltre 1900 miliardi di euro, i Governi provinciali incidono per appena mezzo miliardo: il problema "semmai" è quello della "giungla" degli altri Enti intermedi che operano sul territorio senza alcun mandato democratico e rispetto a cui servirebbe un'opera di semplificazione che assegnasse più competenze e risorse finanziarie alle Amministrazioni elette".

La Piazza Grande 20 dicembre 2011