Già acciaccata, prima ancora di perfezionarsi nelle tappe di progettazione e di realizzazione del nuovo Ospedale, la vocazione riabilitativa fossanese? Si tratta delle inquietudini raccolte dalla capogruppo consiliare della Lega Nord Anna Mantini e portate all’attenzione della neo insediata Commissione comunale di vigilanza sui servizi ospedalieri cittadini. Un organismo di controllo politico-istituzionale sul mantenimento dei livelli fondamentali e strutturali delle attività socio-sanitarie svolte nel territorio della Città degli Acaja, formato da Sindaco e Presidente del Consiglio Comunale e Capi gruppo consiliari di maggioranza e minoranza e costituito su impulso della stessa Anna Mantini, dalla quale era venuta in precedenza la proposta di un’istituzione politica che si facesse efficacemente portavoce della necessità di non depotenziare alcun servizio esistente fino all’apertura del nuovo nosocomio. “In pratica – spiega la consigliera del Carroccio – le terapie laser e tens non sono più indicate ai pazienti nostri concittadini che devono recarsi altrove, a Savigliano e a Saluzzo”. La risposta di Giovanni Siciliano dell’Asl Cuneo 1: “L’ambulatorio resta operativo in piazza Castello, dove sarà riorganizzato in base alle direttive regionali per dimezzare i tempi di attesa delle prestazioni. Le terapie saranno somministrate a chi ne avrà bisogno”.
La leader consiliare del Carroccio lancia l’allarme sull’ambulatorio di fisioterapia a cui si accede da piazza Castello. “Da quel che emerge dalle segnalazioni dei cittadini messi praticamente davanti al fatto compiuto, si può concludere purtroppo che questa struttura ambulatoriale sia stata depotenziata in misura tale da costringere di utenti fossanesi a recarsi a Saluzzo e Savigliano per poter ricevere le stesse prestazioni, come la terapia laser che ancora recentemente venivano prescritte ed erogate nei locali di piazza Castello. Di fatto si tratta di una chiusura del servizio, causata dal recepimento della direttiva della regione Piemonte negli anni della Giunta di centrosinistra di Bresso e Artesio per una malintesa idea di riorganizzazione delle terapie riabilitative, portata avanti – come in questa caso specifico – senza consultare l’utenza, che nella maggioranza dei casi è formata da persone con problemi evidenti di spostamento da un territorio comunale a un altro.
Nessuna chiusura di ambulatori spiegano dal quartier generale dell’Asl Cuneo 1, che nel proprio ampio perimetro sovraccomunale accorpa anche Fossano – “semmai il servizio sta attraversando un processo di riorganizzazione che risponde al fondamentale obiettivo di ridurre i tempi di attesa per l’accesso ai servizi fisioterapici – risponde Giovanni Siciliano, direttore sanitario di Distretto dell’Azienda sanitaria locale -. Prima del recepimento delle direttive regionali, i cittadini dovevano attendere mediamente fino a 80 giorni per vedersi erogata, per esempio, una terapia laser sulla cui reale efficacia curativa si potrebbe si potrebbe anche discutere. I disagi attuali saranno definitivamente risolti dal protocollo che sarà a brevissimo siglato tra tutti i competenti responsabili di struttura dell’Asl Cuneo 1 per uniformare trattamenti e modalità di accesso dell’utenza a queste prestazioni da parte di tutti i nosocomi che fanno parte del comprensorio dell’Azienda (oltre a Fossano, quindi, anche Savigliano, Saluzzo e Mondovì), che continueranno a essere erogate nella struttura ambulatoriale più vicina al luogo di residenza del cittadino utente, ossia Fossano per i fossanesi e che saranno messe a disposizione di quanti ne evidenziano una reale necessità”. Nessun rischio per l’ambulatorio di piazza Castello, “che proseguirà pertanto le proprie attività cercando di favorire l’ulteriore abbattimento delle liste di attesa che rappresentano il vero costo sociale per la comunità nel suo insieme e per le nostra Asl”.
Attività che, alla fine del mese di luglio, registreranno ansi la novità dell’entrata in funzione di una Scuola per la cura e la rivitalizzazione funzionale della schiena.
“Prendo atto dei cambiamenti organizzativi che si prospettano – conclude Mantini – ma quel che chiedo ai responsabili sanitari è che, fino a quel momento, i fossanesi non siano obbligati a spostarsi in altri comuni per farsi praticare le terapie in questione”.